Musica e danze nel Rinascimento
Nella vita di corte del Rinascimento la musica rivestiva un’importanza fondamentale. Nelle corti italiane, punto d’incontro per i musicisti e i cantori europei e centro di irradiamento della cultura musicale dell’epoca, le composizioni musicali accompagnavano tutti i momenti importanti: cerimonie pubbliche e private, banchetti, ricorrenze. I signori dell’epoca, nei loro palazzi, avevano apposite “sale da musica” e camere adibite al ricovero degli strumenti musicali; inoltre pagavano lautamente suonatori e cantori, che erano tenuti in grande considerazione e spesso chiamati appositamente dall’estero. La scelta degli strumenti necessari all'esecuzione dei brani non era stabilita in precedenza, ma al momento dell'esecuzione, in base al luogo, al numero dei musicisti e agli strumenti a disposizione.Gli strumenti musicali del Rinascimento, perfezionati da quelli già impiegati nel Medio Evo, venivano suddivisi secondo i criteri teorici e speculativi stabiliti secoli prima da Boezio: tensibilia (strumenti a corde), inflatilia (strumenti a fiato) e percussionalia (strumenti a percussione). Nel tardo Medio Evo, nella classificazione si operò la scissione tra strumenti "alti" e "bassi”: il concetto di "alto" e "basso" non era naturalmente riferito né alla grandezza fisica né all'altezza dei suoni prodotti, ma indicava l'intensità dei suoni emessi.
Liuto
Strumento
musicale diffusissimo nel Rinascimento, nella forma con il manico
piegato all' indietro, di origine orientale,
arrivò in
Europa nel Duecento attraverso la Spagna;
nell' antichità
aveva una cassa ovale e il manico diritto, lungo
o
corto. Era uno strumento con cassa armonica bombata
o a
guscio, suonato con un
plettro, ma a partire dal
Quattrocento
venne preferito l' uso delle dita,
per ottenere maggiore morbidezza e fluidità d'esecuzione.
La cassa armonica del liuto è formata da listelli
sottilissimi e da una tavola armonica piatta e sottile con un
foro centrale finemente intarsiato detto rosa.
Il manico termina con il cavigliere ad angolo retto sul quale si
trovano i piroli
che servono a regolare la tensione. In origine il liuto
possedeva quattro corde semplici: alla metà del Trecento
ogni
corda venne raddoppiata per rinforzare la sonorità.
Salterio
Il salterio è presente nel Trecento e nel Quattrocento in una notevole varietà di forme geometriche: triangolare, quadrata, rettangolare, trapezoidale, con i lati diritti o anche incurvati. I salteri venivano pizzicati con le dita o in alcuni casi con dei plettri, oppure venivano percossi con delle bacchette, come ancora oggi si usa nel cimbalon ungherese. Come tendenza generale, dopo il 1300, i salteri a corde percosse sembrano aver prevalso nel Nord Europa mentre i salteri a pizzico nel Sud.
Clavicordo
E’ costituito solitamente da una cassa armonica rettangolare, di limitate dimensioni, all'interno della quale sono tese le corde. Il suono viene generato colpendo la corda.
Clavicembalo
Strumento a tastiera a corde pizzicate, con una cassa armonica a forma di arpa disposta orizzontalmente. Il suono viene creato pizzicando una corda e non colpendola, come avviene invece nel clavicordo. La famiglia del clavicembalo ha probabilmente avuto origine quando una tastiera è stata adattata su di un salterio, fornendo così un mezzo per pizzicare le corde. Il termine stesso deriva dal latino clavis, chiave intesa come il meccanismo che utilizza il movimento del tasto per azionare il leverismo retrostante, e cymbalum, antico strumento musicale che veniva suonato arpeggiando o pizzicando le corde.
Organo
Il suo complesso di canne era racchiuso
in una cassa si legno posta sulla stessa tribuna e alle spalle
dell'organista. Verso la fine del Quattrocento vennero introdotte
delle canne chiuse, della canne a forma conica capovolte,
Nel Quattrocento venne introdotta una quinta corda, semplice e nel Cinquecento venne aggiunta una sesta corda doppia.
Arpa
Di origine antichissima, derivante dal cosiddetto arco musicale, usata già dagli Egiziani nel 3000 a.C., seguiti da Assiri, Babilonesi, Ebrei, fu disdegnata dai Greci e dai Romani a tutto vantaggio della lira e della cetra. Diviene molto comune nel Trecento come accompagnamento per i canti o le danze.
Cetra
strumento a corde pizzicate, formato da un fondo piatto e un manico allungato con corde metalliche doppie che avevano la caratteristica di essere legate nella parte inferiore non su una barra fissata alla tavola, ma sulla fascia inferiore.
Lira da braccio
Strumento a
corde strofinate,
antesiniano del violino, aveva conservato la
cavigliera diritta
dell'antica viella; era a forma di cuore, forata dai piroli.
Tra
i suoi suonatori rinascimentali, si annovera anche Leonardo da Vinci.
La lira da braccio possedeva cinque corde, di cui le due più
gravi erano poste al di fuori dal manico e fungevano da bordoni.
Ribeca
La ribeca (dall'arabo rebab) aveva una cassa armonica ricavata da un pezzo unico di legno duro, allungata a forma di mezza pera e dotata di un corto manico sul quale era applicata una tastiera. Nel Rinascimento ebbe forme e dimensioni varie, anche se il tipo più comune era a tre corde. Veniva suonata con un arco molto corto.
Viella, Violino, Viola da braccio e da gamba
Introdotto
in Europa nel periodo in cui lo strumento ad arco più
diffuso
era la Viola da gamba , il violino, sviluppatosi da tipi medievali di
viola da braccio, veniva inizialmente considerato più adatto
alle musiche di danza e alle feste popolane che a musiche da chiesa o
aristocratiche. Il primo importante centro di costruzione dei violini
fu nel Cinquecento Brescia, seguita solo più tardi da
Cremona.
La viola, contralto che deriva dalla piccola viella, strumento a
corde pizzicate, suonato con un plettro, con un arco o anche con le
dita, adotterà degli incavi a
semicerchio che danno
l’impressione di dividerla in due. Rispetto alla famiglia dei
violini, le viole da gamba hanno spalle spioventi invece che
arrotondate, cassa più profonda, fondo piatto, corde
più
sottili con minore tensione e in numero di sei invece che quattro. La
viola da braccio possedeva quattro corde, mentre quella da gamba ne
aveva sei o sette.
Inflatilia
Flauto diritto
Il flauto diritto, detto anche a becco o dolce, cosiddetto per il modo in cui viene tenuto dal suonatore, per la forma caratteristica della sua imboccatura e per il timbro particolarmente gradevole che lo contraddistingue nella numerosa famiglia dei legni, nella sua forma più elementare è di origini antichissime: fu uno dei primi inventati dall'u'omo, come testimoniano alcuni reperti risalenti alla preistoria. Tuttavia il flauto diritto, inteso come strumento della musica colta europea. fa la sua comparsa in epoca per noi relativamente più recente, forse intorno all’anno Mille.
Flauto traverso
Il flauto traverso, il tipo più diffuso oggi nella cultura occidentale, era conosciuto in Cina già nel 900 a.C. Dopo il Mille raggiunse l'Europa, dove venne utilizzato nelle zone di lingua tedesca. Da qui nacque l'antico nome di flauto tedesco per il flauto traverso. Costruiti in un unico pezzo, questi flauti producevano suoni di un’ampiezza estrema e possedevano un corpo cilindrico e sei fori d'apertura lungo il tubo.
Piva o cornamusa
Strumento a fiato ad ancia semplice costituito da una sacca a cui sono collegate canne di legno od osso; la canna corta è utilizzata per immettere l'aria, mentre le altre sono le canne sonore. Comunemente diffuso nell'Europa medievale, molto impiegato anche nella musica popolare, lo strumento è ancora regolarmente suonato. Nell'Italia centro-meridionale, prende il nome di piva o zampogna.
Tromba
Nata come strumento di segnalazione, la tromba naturale o chiarina si rivelò adatta anche per un uso artistico: la grande lunghezza del tubo sonoro permetteva ai suonatori più esperti di articolare, esclusivamente per mezzo delle labbra, melodie piuttosto complesse utilizzando i suoni armonici acuti dello strumento. A partire dalla chiarina, nel tardo Medioevo si afferma un altro tipo di tromba nella quale l'intonazione delle note viene effettuata variando la lunghezza del tubo sonoro. Denominata tromba "da tirarsi", in riferimento alla sua principale caratteristica, essa adotta un principio che verrà successivamente applicato a uno strumento di più grandi dimensioni, il trombone, le cui linee essenziali sono state elaborate nel corso del Quattrocento.
PercussionaliaTamburo
Presente già nell’iconografia classica, che prova fosse protagonista nei Baccanali, è certo che venne usato come strumento militare dai Romani. Nella sua forma originaria era un semplice cerchio di legno sul quale era posta, ben tesa, una pelle d’asino o di bue. In seguito, la parte tubolare cava assunse forme più artistiche. Oltre a sottolineare l’incedere delle parate militari e gli ingressi trionfali dei conquistatori nelle città, nel Rinascimento il tamburo venne largamente impiegato nell’esecuzione di alta e bassa danza.
Tamburello
A sua volta tra gli strumenti musicali più antichi, il tamburello si abbinava a liuti, flauti e zampogne, soprattutto nell’esecuzione di musica popolare e di alte danze. In Italia è legato alla tradizione della Taranta in tutte le sue forme. Può essere suonato usando numerose tecniche, la più diffusa delle quali è quella di utilizzare unicamente le mani, il palmo o le dita; ma lo si può anche percuotere con delle bacchette. L’utilizzo delle dita rispetto al polso o all’intera mano è unicamente legato al tipo di suono che si vuole produrre e all’ampiezza dello stesso.
La musica alla corte sforzesca
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| Leonardo, supposto ritratto di Franchino Gaffurio |
Nella
prima metà del Quattrocento vennero gettate le basi della
cappella musicale del Duomo di Milano. Il primo maestro di cappella fu
Matteo da Perugia, nominato nel 1402.
Sotto il dominio di Francesco Sforza, la città
poté vantare la presenza del celebre cantore fiammingo
Josquin des Près, che rimase dal 1459 al 1473 assurgendo a
grandissima fama. Più tardi, di lui Lutero disse: "Dio ha
predicato il Vangelo in musica per tramite di des Près".
Più ancora di Francesco Sforza, però, fu il suo
primogenito Galeazzo Maria, quinto duca di Milano, che
rivoluzionò il concetto di musica e canto alla corte
sforzesca, fondando nel
1471 la Cappella Ducale privata. Il 23 settembre 1472 ordinava che
“magistro Raynerio nostro cantore lì in
Pavia” venisse subito a Milano e,
facendolo accompagnare da un certo “Aloysio”,
inviava
entrambi il 15 ottobre “in loca Transalpina et in
Angliam” per
ingaggiare, dietro l’offerta di ottime retribuzioni, musici e
cantori.
Questa prima spedizione portò alla corte milanese Gaspard
van Werbecke, che divenne l’organizzatore della Cappella
musicale istituita dal Duca. Con abilità, ricorrendo persino
ad inganni, Galeazzo Maria chiamò a Milano i migliori
componenti delle coeve Cappelle musicali, da quella
romana, istituita da Papa Sisto IV, a quella aragonese di Napoli e a
quella sabauda. Nel 1473
inviò una seconda spedizione di reclutamento in Borgogna.
Fra i nomi dei cantori elencati dal
segretario Cicco Simonetta nei suoi Diari alla data del luglio 1474, ne
comparivano due provenienti dalla
Spagna e tre dalla diocesi di Cambrai, che era allora il maggiore
centro di irradiazione musicale.
I cantori all’epoca fruivano di innumerevoli vantaggi, dalle
prebende alle case in regalo fino all’abbigliamento speciale
a spese della casa ducale. Il coro
divenne in breve un grande vanto per Galeazzo Maria Sforza: oltre alla
funzione artistica, ne aveva una
decorativa, e infatti in occasione dei festeggiamenti milanesi per il
giorno di San Giorgio, quando gli
stendardi venivano portati in Duomo
per essere benedetti, stava allineato con le principali cariche dello
stato e costituiva parte integrante della cerimonia. Quanto ai musici,
pifferi e trombetti andarono
assumendo una precisa valenza spettacolare, non limitandosi
più ad accompagnare con la
loro musica parate e cerimonie.
La Cappella musicale sforzesca non sopravvisse però alla morte del duca, ucciso alla fine del 1476.
Negli anni seguenti, il celebre compositore lodigiano Franchino Gaffurio riorganizzò la Schola cantorum del Duomo, codificando le esecuzioni liturgiche polifoniche della Cappella del Duomo in funzione di una maggiore aderenza alle funzioni religiose e componendo molte messe, mottetti ed inni. Ludovico il Moro lo chiamò ad insegnare musica nel Gymnasium da lui creato. Gaffurio dedicò al Moro nel 1492 la seconda edizione del Theorica Musicae e nel 1496 la Pratica Musicae. Ludovico Maria Sforza non ricreò una Cappella musicale privata, ma promosse anche tra i cortigiani l’interesse per il canto virtuosistico e per gli strumenti musicali raffinati. Quegli anni videro fiorire fuori e dentro la corte sforzesca la pratica liutistica e frottolistica: le frottole erano testi poetici destinati ad essere cantati, amati particolarmente dalla giovanissima moglie del Moro, Beatrice d'Este. Vi si dilettava lo stesso Leonardo da Vinci, accompagnandosi con una lira da braccio.
